Per decenni, l’apnea ostruttiva del sonno (OSA) è stata erroneamente percepita come una condizione che colpiva soprattutto gli uomini anziani e in sovrappeso. Ora, la ricerca mostra che l’OSA è significativamente sottodiagnosticata nelle donne, soprattutto in quelle che entrano in perimenopausa e in menopausa. Entro il 2050, le proiezioni indicano che quasi 77 milioni di adulti statunitensi di età compresa tra 30 e 69 anni soffriranno di OSA, con un aumento relativo del 65% nella prevalenza femminile rispetto ad appena un aumento del 19% negli uomini. Questo non è semplicemente un problema di invecchiamento o di obesità; è un fallimento sistemico nel riconoscere e trattare la condizione in metà della popolazione.
Il cambiamento biologico: perché le donne vengono trascurate
L’OSA si verifica quando le vie aeree superiori collassano durante il sonno, causando un calo dei livelli di ossigeno. Sebbene ciò riguardi chiunque, i cambiamenti ormonali durante la menopausa aumentano notevolmente il rischio per una donna. Gli estrogeni e il progesterone forniscono protezione regolando la respirazione e mantenendo il tono muscolare delle vie aeree. Quando questi ormoni diminuiscono, la distribuzione del grasso si sposta verso il collo, restringendo ulteriormente le vie aeree. Questo crea un “doppio smacco”, come descritto da Rashmi Nisha Aurora della NYU Grossman School of Medicine: diminuzione delle difese ormonali combinata con un aumento dello sforzo fisico.
Il problema non è solo la biologia; è anche il modo in cui l’OSA si presenta nelle donne. I sintomi differiscono dal classico profilo maschile caratterizzato da forte russamento e sonnolenza diurna. Le donne spesso soffrono di insonnia, cambiamenti di umore, mal di testa o sonno agitato, sintomi facilmente liquidabili come menopausa stessa.
Punti ciechi diagnostici: strumenti progettati per gli uomini
Gli attuali strumenti diagnostici sono sbilanciati verso l’espressione dei sintomi maschili. Le liste di controllo utilizzate dai medici, come la scala della sonnolenza di Epworth, non sono state convalidate nelle donne di tutte le fasce d’età. Ciò significa che molte donne con OSA non soddisfano i criteri diagnostici tradizionali e la loro condizione non viene rilevata.
Le donne possono smettere di respirare decine di volte all’ora senza fare molto rumore, rendendone più difficile l’identificazione. Come sottolinea Carlos Nunez di ResMed, “La maggior parte delle persone non si rende conto di averlo, perché stai dormendo quando succede”. Ciò porta a diagnosi errate, con le donne spesso trattate per l’insonnia, l’ansia o anche la depressione invece di affrontare l’OSA sottostante.
Oltre il russamento: la gravità dell’OSA non diagnosticata
Anche l’apnea “lieve” (15 interruzioni respiratorie all’ora) può causare danni significativi. Queste frequenti cadute di ossigeno portano a lesioni vascolari, disfunzioni metaboliche e un rischio maggiore di malattie cardiache. L’OSA non trattata è sempre più legata al declino cognitivo e all’Alzheimer.
La buona notizia è che il trattamento (CPAP) è efficace, ma anche questo può variare in base al sesso. La ricerca preliminare suggerisce che le donne rispondono in modo diverso alla terapia CPAP, suggerendo la necessità di approcci personalizzati. I dispositivi si stanno evolvendo, con algoritmi che regolano la pressione in modo dinamico in base alle esigenze individuali.
Il percorso da seguire: consapevolezza e ricerca inclusiva
Il passo più critico è il cambiamento culturale. I sistemi sanitari hanno storicamente dato priorità alla fisiologia maschile, lasciando le donne sottostudiate. Aurora sottolinea che “abbiamo bisogno di essere studiati perché siamo complicati”. Sono essenziali studi clinici più inclusivi, insieme a una migliore formazione dei pazienti e degli operatori.
Il messaggio è chiaro: se sei una donna che soffre di disturbi del sonno, non dare per scontato che si tratti solo di menopausa o stress. Richiedere una valutazione approfondita per l’OSA. Il costo dell’inazione è troppo alto, non solo per la salute individuale ma per la salute pubblica nel suo insieme.























