Per oltre sei giorni, quasi 90 milioni di iraniani sono stati tagliati fuori dalla rete internet globale, a seguito di un simile blocco a gennaio e di settimane di accesso limitato durante la violenta repressione delle proteste. Questo blackout non è solo un altro esempio di repressione digitale; ora è aggravato dall’escalation delle tensioni regionali tra Iran, Stati Uniti e Israele, creando una crisi unica nella connettività.

La doppia realtà: Intranet contro accesso globale

Il regime iraniano ha strategicamente mantenuto l’accesso alla sua intranet nazionale, la National Information Network (NIN), consentendo alla vita quotidiana di continuare entro confini controllati. Sebbene molti iraniani si siano adattati, utilizzando VPN e proxy per aggirare le restrizioni durante le interruzioni parziali, questi strumenti sono inutili durante le interruzioni totali. La realtà è cruda: solo i funzionari governativi, i militari e le élite mantengono il pieno accesso a Internet esterno, integrato da pochi eletti con terminali Starlink.

L’impatto di un conflitto crescente

L’attuale blackout è iniziato immediatamente dopo che gli attacchi hanno ucciso il leader supremo Ali Khamenei il 28 febbraio. Società di monitoraggio come Kentik segnalano un calo del 99% nel traffico in uscita, con la “whitelist” che consente una connettività limitata per individui privilegiati o necessità tecniche. Anche questo frammento di accesso è vulnerabile; gli attacchi aerei sulle infrastrutture hanno causato ulteriori interruzioni, offuscando il confine tra censura e interruzioni in tempo di guerra. L’arresto nasconde il reale stato della connettività, rendendo impossibile la valutazione dei danni.

Un decennio di soppressione digitale

Negli ultimi dieci anni, l’Iran ha sistematicamente costruito l’infrastruttura per il controllo digitale, comprese leggi e sistemi di sorveglianza. I blackout avvenuti nel 2019, 2022, 2025 e due volte quest’anno dimostrano tecniche di blocco sempre più sofisticate. Ogni chiusura mette a tacere il dissenso, isola i cittadini da notizie accurate e impedisce che le prove degli abusi raggiungano il mondo esterno.

L’ascesa dei NIN: un ecosistema controllato

Per mitigare l’impatto dei blackout globali, l’Iran ha ampliato il NIN e le sue app interne. La propaganda sostenuta dallo Stato è ora attivamente promossa all’interno dell’intranet, con il governo che lancia persino avvertimenti contro l’uso di Internet globale. Gli esperti descrivono il NIN come un “design di rete autoritario” che fornisce un accesso a più livelli: le élite, le aziende tecnologiche e le università mantengono la connettività globale mentre la popolazione generale ne è esclusa.

Narrazioni di regime in tempo di guerra

L’analisi dei canali Telegram rivela un cambiamento di strategia. Invece di limitarsi a bloccare le informazioni, il regime sta ora modellando attivamente le narrazioni, anche in inglese, per influenzare la percezione del conflitto. Factnameh, un’organizzazione iraniana di fact-checking, ha scoperto che i canali legati al regime hanno esagerato le notizie di attacchi di ritorsione, sopprimendo le prime voci sulla morte di Khamenei. Ciò suggerisce uno sforzo deliberato per controllare l’ambiente informativo in tempo di guerra.

Elusione e ruolo dei finanziamenti statunitensi

Per la maggior parte degli iraniani, l’internet globale rimane inaccessibile. Gruppi e attivisti della società civile sono ricorsi al contrabbando dei sistemi Starlink e alla fuga di prove di violenza. Uno di questi strumenti è Conduit, una piattaforma peer-to-peer sviluppata da Psiphon con finanziamenti del Dipartimento di Stato americano e dell’Open Tech Fund (OTF). Mentre i tagli ai finanziamenti sotto l’amministrazione Trump hanno quasi paralizzato il progetto, il recente sostegno dei senatori Lindsey Graham e James Lankford lo ha mantenuto operativo.

L’adattabilità della resistenza

Nonostante le sfide, Psiphon ha riferito che oltre 9 milioni di iraniani hanno utilizzato la sua rete a gennaio e 21 milioni a febbraio, dimostrando la resilienza degli sforzi di elusione. Il blackout in corso sottolinea la necessità di strumenti adattabili in grado di resistere alla repressione del governo.

In conclusione, il blackout di Internet in Iran non è solo un’interruzione temporanea; è una strategia calcolata per consolidare il controllo durante un periodo di crescente conflitto regionale. La dipendenza del regime dalla propria intranet nazionale e la manipolazione attiva dei flussi di informazioni dimostrano un impegno per la sovranità digitale, anche a costo di isolare i suoi cittadini.