Il futuro della robotica non si svolge nella Silicon Valley o a Boston, ma in Cina. Mentre il mondo corre per sviluppare robot umanoidi funzionali, la Cina si sta rapidamente affermando come forza dominante, non solo nella produzione ma anche nell’innovazione, nelle dimensioni e nel sostegno del governo. L’approccio del paese – una miscela di sviluppo aggressivo, produzione a basso costo e iterazione incessante – sta superando gli sforzi occidentali, suggerendo che il primo milione di umanoidi schierati in tutto il mondo sarà probabilmente di fabbricazione cinese.

La conferenza sull’intelligenza artificiale di Shanghai: uno sguardo al futuro

La Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai rivela una cruda realtà: la Cina non sta solo costruendo robot; li sta costruendo migliori e più velocemente. A differenza dei prototipi spesso goffi visti in Occidente, aziende cinesi come Unitree stanno producendo umanoidi agili ed economici capaci di imprese impressionanti: dagli sprint e i calci di kung-fu ai salti mortali acrobatici all’indietro. Questi robot, sebbene ancora lontani dall’essere perfetti (molti non hanno mani funzionali), rappresentano un significativo passo avanti nella loro implementazione pratica.

La scena della conferenza è rivelatrice: i robot inciampano, si ricaricano ed eseguono routine preprogrammate, spesso controllate da operatori umani che impugnano controller di gioco. Ciò evidenzia una limitazione critica: gli attuali umanoidi fanno molto affidamento sull’input umano, ma il ritmo dello sviluppo suggerisce che questo divario non persisterà a lungo.

Le implicazioni economiche e sulla forza lavoro

Le implicazioni sono enormi. Amazon e altre multinazionali stanno già testando gli umanoidi con l’obiettivo esplicito di sostituire i lavoratori umani. Gli analisti prevedono che entro il 2035 verranno spediti ogni anno 10 milioni di umanoidi, di cui la Cina rappresenterà quasi un terzo: 302,3 milioni di unità entro il 2050, rispetto ai soli 77,7 milioni degli Stati Uniti. Questa non è una speculazione; è una proiezione basata sulle tendenze attuali della produzione, degli investimenti e del sostegno del governo.

Unitree, una società con sede a Hangzhou, guida la carica. I loro robot sono più economici, più veloci da sviluppare e supportati da una strategia nazionale che dà priorità alla robotica come settore principale. Secondo quanto riferito, la società sta puntando a un’IPO da 7 miliardi di dollari, a testimonianza della portata delle ambizioni della Cina nel campo della robotica. Anche se Unitree vacilla, oltre 200 altre aziende cinesi stanno sviluppando umanoidi, spingendo il governo a mettere in guardia contro l’eccesso di capacità – un problema che indica posizione dominante, non debolezza.

Il ruolo del governo e dell’innovazione

Il successo della Cina non è casuale. Il governo sostiene attivamente la robotica attraverso finanziamenti, politiche e coordinamento. L’Accademia di Intelligenza Artificiale di Pechino (BAAI), nonostante le sanzioni statunitensi, è in prima linea nella ricerca, sviluppando modelli open source come Robobrain 2.0, che fonde modelli linguistici con ragionamento spaziale. Questo approccio mira a creare robot in grado di operare in ambienti non strutturati e di comunicare in modo efficace, un passo fondamentale verso la vera autonomia.

Il lavoro della BAAI sull’addestramento dei robot attraverso dimostrazioni umane – catturando i movimenti da piattaforme come Douyin (TikTok) – sottolinea l’approccio pragmatico della Cina. Invece di fare affidamento esclusivamente su scoperte teoriche, stanno sfruttando vasti set di dati e l’osservazione del mondo reale per accelerare lo sviluppo.

Il panorama competitivo

Le aziende occidentali, come Boston Dynamics e Agility Robotics, stanno rimanendo indietro. I robot di Unitree costano un decimo dei loro omologhi statunitensi, consentendo un’iterazione più rapida e un’implementazione più ampia. Questo vantaggio in termini di costi, combinato con il dominio della catena di approvvigionamento della Cina, crea una formidabile barriera all’ingresso.

I dirigenti delle startup statunitensi di robotica riconoscono la sfida. Tony Zhao, CEO di Sunday Robotics, ammette che gli Stati Uniti non possono competere senza una politica industriale più aggressiva e coordinata. Jonathan Hurst di Agility Robotics suggerisce forti investimenti pubblici nella produzione nazionale e nell’automazione come l’unica strada percorribile. La verità di fondo è che gli Stati Uniti potrebbero aver bisogno di adottare il modello cinese per rimanere competitivi.

Il futuro è adesso

La corsa per la supremazia robotica è già iniziata. Sebbene il lavoro umano rimanga essenziale, la traiettoria è chiara: i robot saranno sempre più integrati nella forza lavoro e nella vita quotidiana. La domanda non è se ciò accadrà, ma dove accadrà prima.

Sulla base delle tendenze attuali, la Cina è pronta a guidare questa rivoluzione. La combinazione di ambizione tecnologica, scala economica e sostegno del governo rende il paese il candidato più probabile a schierare un milione di umanoidi funzionali prima di qualsiasi altra nazione. Il mondo potrebbe presto vivere in un futuro costruito non nella Silicon Valley, ma nelle fabbriche e nei laboratori cinesi.